martedì 30 giugno 2026

La cornice del mondo


Da anni custodivo l'ultimo oggetto del baratto che giaceva incantato o addormentato in attesa di un segno capace di risvegliarlo. Poi a Bergamo una grande mostra sui tarocchi mi ha dato l'occasione di incontrare e collaborare con G., giunto appositamente da Parigi per portare la sua conoscenza approfondita sul complesso mondo delle carte.

Sincronicità? Coincidenze? Semplice fortuna? Chissà.

So solo che le cose hanno iniziato a ruotare in maniera vertiginosa e l'incanto si è spezzato. Lo spartito, senza copertina, è stato scambiato con la cornice dorata, vuota. L'uno compensa l'altro. 

Questo oggetto non apparteneva propriamente a G, era qualcosa ornai di nessuno, che è stato valorizzato togliendo ciò che stava al suo interno. All'apparenza sembra povero perché è vuoto ma ora può contenere il tutto, come fosse la cornice del mondo. È capace di delineare uno spazio, offrire una misura entro la quale accogliere ciò che potrebbe sfuggire. 

Ha circolato un po' ovunque inquadrando momenti o cose preziose e importanti: come i libri, quelli "sacri", che si trovano sul comodino, o un documento ufficiale per il lavoro, ma anche tarocchi - tre per l'esattezza - estratti nel corso di letture "veloci" a Parigi.

G. non sa esattamente perché ha portato la cornice da Parigi, ma ricorda il momento in cui ha deciso di metterla in valigia. Forse gli oggetti hanno un'anima e comunicano con noi, silenziosamente. Forse sapeva che avrebbe permesso allo spartito di J. di partire e di raggiungere Avon e la tomba di Katherine Mansfield, insieme ad un mazzo di fiori di campo.

Ora, mentre la porto con me in viaggio, mi aiuta e fissare dettagli preziosi che desidero preservare nella memoria. So che a breve troverà nuove mani che la accoglieranno. 

Penso anche al rinnovato desiderio di rimettere in movimento questo gioco che da anni sceglie di condurmi dove io non oso ad immaginare. E mi piace lasciarmi portare.



Lo spartito senza copertina


Questa è una storia che, per essere scritta, ha richiesto diversi anni di gestazione. Lo scambio è avvenuto nell'ormai lontano 2019, ma solo ora prende una forma narrativa ed entra ufficialmente in questo lungo percorso. 
Le mani che accolsero delicatamente Marimo sono le stesse che nel corso dell'infanzia fecero risuonare le note di questo spartito d'epoca e che ora proseguono con maestria una pratica diventata una professione. 

Era stato donato a J. da un prozio, sacerdote salesiano, una figura importante che ogni estate tornava con racconti e oggetti che giungevano da mondi lontani, capace di avvicinare il nipote alla musica e all'amore per lo studio e la cultura. Si tratta di un oggetto prezioso, che racconta il passaggio verso la maturità musicale (e non solo) di un bambino di nove o dieci anni che iniziava a confrontarsi con una raccolta di pezzi pianistici di autori classici. Un'occasione per ritornare con la memoria a un evento lontano, che avrebbe segnato una scelta di vita.