Da anni custodivo l'ultimo oggetto del baratto che giaceva incantato o addormentato in attesa di un segno capace di risvegliarlo. Poi a Bergamo una grande mostra sui tarocchi mi ha dato l'occasione di incontrare e collaborare con G., giunto appositamente da Parigi per portare la sua conoscenza approfondita sul complesso mondo delle carte.
Sincronicità? Coincidenze? Semplice fortuna? Chissà.
So solo che le cose hanno iniziato a ruotare in maniera vertiginosa e l'incanto si è spezzato. Lo spartito, senza copertina, è stato scambiato con la cornice dorata, vuota. L'uno compensa l'altro.
Questo oggetto non apparteneva propriamente a G, era qualcosa ornai di nessuno, che è stato valorizzato togliendo ciò che stava al suo interno. All'apparenza sembra povero perché è vuoto ma ora può contenere il tutto, come fosse la cornice del mondo. È capace di delineare uno spazio, offrire una misura entro la quale accogliere ciò che potrebbe sfuggire.
Ha circolato un po' ovunque inquadrando momenti o cose preziose e importanti: come i libri, quelli "sacri", che si trovano sul comodino, o un documento ufficiale per il lavoro, ma anche tarocchi - tre per l'esattezza - estratti nel corso di letture "veloci" a Parigi.
G. non sa esattamente perché ha portato la cornice da Parigi, ma ricorda il momento in cui ha deciso di metterla in valigia. Forse gli oggetti hanno un'anima e comunicano con noi, silenziosamente. Forse sapeva che avrebbe permesso allo spartito di J. di partire e di raggiungere Avon e la tomba di Katherine Mansfield, insieme ad un mazzo di fiori di campo.
Ora, mentre la porto con me in viaggio, mi aiuta e fissare dettagli preziosi che desidero preservare nella memoria. So che a breve troverà nuove mani che la accoglieranno.
Penso anche al rinnovato desiderio di rimettere in movimento questo gioco che da anni sceglie di condurmi dove io non oso ad immaginare. E mi piace lasciarmi portare.

